Inserito da: kirablu | 25 Ottobre, 2007

I Verdi: “Gli italiani sono contrari al nucleare”

Secondo la ricerca il 56% degli intervistati è contrario a nuove centrali
ROMA
«È la conferma che i cittadini italiani rimangono largamente contrari al nucleare». Così Roberto Della Seta, presidente di Legambiente, commenta i risultati del sondaggio commissionato dai Verdi alla Ipr Marketing. 

Secondo la ricerca, infatti, il 56% degli intervistati è contrario a nuove centrali in Italia, percentuale che sale al 70% se la costruzione di una centrale è vicina al comune dell’intervistato. 

«Questo orientamento riguarda tanto l’elettorato di centrosinistra che di centrodestra - continua Della Seta -, e viene dimostrato che l’opinione pubblica è più avanti di molti politici che invece di preoccuparsi di aprire le basi per le energie del futuro, come il solare, l’eolico, o per l’efficienza energetica o per la ricerca sull’idrogeno, le sole vie capaci di fermare i mutamenti climatici si attardano in sterili polemiche. Insomma, l’Italia rifiuta il nucleare nonostante ci sia un battage pubblicitario che propone l’atomo come la panacea di tutti i mali». 

«Gli italiani sono nettamente contrari al nucleare. I dati del sondaggio Ipr sono chiarissimi e dimostrano che a vent’anni di distanza dal referendum gli italiani non vogliono l’energia atomica e tra gli elettori di centrosinistra la percentuale dei contrari è ancora più alta». Lo afferma il presidente dei Verdi e ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio sul suo blog www.pecoraroscanio.it commentando i dati del sondaggio Ipr sul nucleare. 

«Il fortissimo pressing politico e mediatico delle lobby dell’atomo- prosegue Pecoraro-, soprattutto negli ultimi mesi, non ha modificato la volontà popolare, dimostrando ancora una volta che i cittadini si aspettano politiche energetiche innovative e non il ritorno al nucleare, costoso e pericoloso. Questo risultato è uno stimolo ulteriore per la grande manifestazione del 10 novembre, in occasione del ventennale del referendum contro il nucleare». «Noi Verdi – conclude il leader del Sole che Ride – continueremo a fare tesoro delle opinioni dei cittadini italiani, continuando in maniera decisa la nostra battaglia per incentivare l’innovazione e le fonti rinnovabili e per combattere i cambiamenti climatici, contro concezioni retrograde, legate ancora ad una tecnologia obsoleta e pericolosa, che ha costi altissimi e tempi di realizzazione infiniti e non programmabili». 

«I risultati del sondaggio dell’Ipr su commissione dei Verdi mostrano che in Italia a 20 anni dal referendum c’è un orientamento nettamente contrario al nucleare, anche se meno marcato di quello registrato nel 1987. Quest’orientamento antinucleare diviene più chiaro quando si chiede chi è disposto a vivere vicino a un impianto nucleare, con il 70% di No». Ad affermarlo è Greenpeace in una nota commentando i risultati del sondaggio dell’Ipr ed evidenziando, inoltre, come il nucleare non convenga. 

«L’incessante campagna pro nucleare in atto, portata avanti soprattutto da alcuni settori del centrodestra e da settori confindustriali -sottolinea l’associazione ambientalista-, è basata su un approccio ideologico, sia sugli aspetti di sicurezza che su quelli economici». La campagna filonucleare in atto, sottolinea Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace Italia, «punta soprattutto su supposti vantaggi economici del nucleare. Chiediamo a questi signori come mai dopo 60 anni di sviluppo di questa tecnologia, gli Usa hanno dovuto introdurre forti incentivi economici, visto che nessun imprenditore privato investe in nuovi reattori da 30 anni. Il dibattito è originato dal tentativo del governo Usa di evitare un vero e proprio crollo dell’industria nucleare in quel Paese: ma qualcuno vuole raccontarlo ai cittadini?». 

Le recenti analisi di Moody’s, rileva Onufrio, «mostrano come nonostante i forti incentivi Usa, in quel Paese verrà realizzata solo una o forse due centrali entro il 2015. Questo anche perchè i costi sono più che doppi rispetto a quanto racconta l’industria».

 La stampa, 22/10/2007


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